
Attraverso lo specchio
giovedì 7 luglio 2011
domenica 26 giugno 2011
Adesso è mia, però... è lastricata
Qualche sera fa, mi sono allontanata dalla mia stanza per non farmi sentir piangere da mia madre. Se n'è accorta ugualmente. “Ero così contenta, prima, di averti vista ridere con tuo fratello...” “Infatti, è stato prima.” “...guarda che braccino, neanche quello di tua cugina più piccola è così. Non lo vedi che è troppo?” T r o p p o p o c o. Ieri mattina, invece, mi sono svegliata scossa da un sogno.
Correvo, con Sara, su per delle scale in salita; ad un tratto vedo Ste, il mio ex ragazzo, di spalle: lo seguo. Arrivati ad un cancelloetto di legno, si volta. “La mia ragazza…” “Non sono più la tua ragazza” “Allora perché mi segui?” Sara ci lascia soli, lui mi si avvicina e sussurra di voler fare un’ultima volta l’amore con me. Così, inizia a spogliarmi, nuda nella mia condannevole timidezza. Mi si potevano contare tutte le costole, e le ossa del bacino erano angoli appuntiti e sporgenti sopra lo strato di pelle piatta al posto di una pancia inesistente.“Ma sei dimagritissima!” “Devo ancora scendere altri 5 kg…” Mi afferra un braccio, facendo scivolare le sue dita lungo il polso. “Niki, che cazzo stai facendo?” “Digiuno e vomito, si chiama anoressia e bulimia, non lo sai?” “Certo che lo so…”
Rimango ancora cinque minuti a letto a rigirare nella mente le immagini del sogno, le parole, gli intrecci di sguardi, il suo tocco, e poi, vado con mio fratello a correre. Dopo un po’, gli dico di continuare da solo, che io sarei tornata indietro camminando. Vedo tutto nero. Faccio i primi due passi, mi costringo a sedermi a terra dall’assurda debolezza. Non mangiavo nulla da tre giorni, e in bagno vomitavo aria mista ad acqua e chiazze di sangue. Mi rimetto in piedi, questa volta cado e stendo lungo la strada. Non appena mi rimetto in sesto un’altra volta, proseguo, cieca, una vista appannata da un bianco totale, volevo chiedere aiuto, sudavo freddo.
Giunta a casa, fingo che non sia successo nulla. Pomeriggio, mia madre non vuole farmi usciremagrissima, se fossi come te mangerei un porco intero.”
Il mare è agitato, non voglio tuffarmi. Ma Alessandro insiste, per farmi divertire insieme a loro. Vengo spinta in acqua. Un’onda mi porta a largo. Da questo momento, non capisco più nulla. Un’onda. Due onde. Tre onde di fila. Vengo sbattuta sott’acqua, lontano dalla riva, non toccavo, mi capovolgevo senza respirare, bevendo tanto, troppo. Perdendo quasi i sensi. Francesco mi salva, mi prendono di peso verso la spiaggia, tremante, immobile, sotto gli sguardi spaventati di chi pensava avrei potuto morire.
Non puoi fuggire dal tuo scheletro...

...Dai 53 ai 43

lunedì 20 giugno 2011
Lei ha vinto, ormai sei sua per sempre
Sola…
chiusa in una stanza…
la tentazione di chiudere la tenda per sempre.
Progetti e sogni danzano allegri da ogni angolo
a volte un sorriso li accompagna
ma presto si spengono, si sciolgono e scivolano lentamente nel buio
la verità è sempre dietro alle tue spalle e compare rumorosamente infrangendo le speranze.
Appare la paura e l'angoscia e silenziosamente ti consumano, lentamente, a volte anche inconsciamente, e senza accorgerti domani potresti essere solo polvere
essere spazzata via e non ritornare mai più indietro... La luce si spegne, la finestra ormai è irraggiungibile
Lei ha vinto, ormai sei sua per sempre.
“Ciao, piuma!”
venerdì 10 giugno 2011
Where is my mind?
C’erano una volta…
e una lira scarlatta ne armonizza la fola, della novel moglie, tre nobil fratelli: la Mente, il Corpo, e l’Anima ametista. Dissimili per idee, forme ed ambizioni, infin versate in rissosi alterchi, ronzavano in barlumi di lì vicin lagune, governando sulle riviere di una Francia soleggiata. Un dì si presentò lo sventurato lor destino.“Bonjour, je suis Anorexie!” , ed allor la dinamite esplose in quel riposar ai piedi del ruscello. L’accolse con grazia la di facile influenza Mente, allettata da cotanto fascino cobalto e pari ad incantesimi le regal riverenze. L’Anima si protense, la fanciulla, restia, diffidava di quell’eccessiva magrezza. Ma la sorella, fruita e determinata nel suo cambio di costume a sipario reclinato, allattò di inedie dei tre il minore, più piccolo d’età, vacillando nell’oblio.
Quel che oggi ne rimane, è solo un corpo privo di vita che stringe tra le coscie la virilità di un demone che non lascia scampo a nessuno.
.Vogliate perdonarmi l’assenza, dovuta a motivi pre-esami di Maturità. Tenterò d’esser più presente.
.Domenica 12 giugno, festeggerò i miei 19 anni con una festa in spiaggia, con tanto di bagno a mezzanotte. Che genio, Niki, per essere in forma hai dovuto digiunare per una settimana, e, ancora, neanche ti senti pronta.
A meno che sia, di nuovo, come ieri, così... 

46 kg.
lunedì 23 maggio 2011
Alice, svegliati, ci taglierà la testa!

Il cielo si piega su rovi d’attesa
Guidavo cauta e riarsa tra scaglie di asfodeli nelle cupe periferie di un labirinto scarmigliato, la mia fascia ocra e confetto alzava la fronte di marmo, le forcine incastravano la frangia ribelle, ed io scambiavo baci con la risvegliata fame in un meriggio di denso focolare.
“Sempre parole.” Mà: “E tu sempre a fare la fame.” Pà: “Tu sempre a piangere.”
Drogavo i miei appetiti d’illusori assaggi, irrisorie boccate ricalcando forchettate di refolo, il fiato in disordine. Il toupé era un nodo di fronde, nettare raccolto in simmetrie di chiaroscuri e gemelli di diademi, scollando la nuca. La morte del Cigno BIANCO s’avvicina, una spaccata piumeggia sul parquet del Teatro: un materasso di bucanevi.
E’ il mio corpo a piegarsi sui tuoi nervi di tela, sono rami le ossa e una foglia è già morta
Mezz’ora di viali in salita, schiacciata dal vento che letteralmente mi volava via, sul precipizio di una rupe. Mormoro aiuto.Lavo i piatti. Vedo a tratti nero. Letale lo sbaglio, letale la colpa, letale l’errore, letale la ragione d’ottone.
Che importa a noi? Che importa poi? Tanto il tempo passa e passerà
E mi schianto, in ostaggio, le anche ai margini di una staccionata di granita e mine e variopinte clitosfere. Astratta, proiettata su una pergamena al cullar dei pini. Mi sformo nel mio teschio, balzando dal colle in oceani di spille, clavicole marchiate in alte maree di fervore, mi tuffo in mandorle, timbri di ghiaia sul cuoio che è la pelle, quella mulatta fluita in sottil piano piatto d’una ballerina albina, su un trono di vaniglia, lo sfizio e il cacao, elle si accoppiano. Da volgare formosa, a squadrata, come limata, una lametta sulle ossa. Tratteggia il sangue nella scorciatoia.
Tra i ricordi e la schiena si colora di sangue questo cielo di sera e si tuffa nel fango come fossi di crema, io rimanfo nell’ombra disegnato su tela
Una lancetta schiocca: “è ora”, annuncia il Bianconiglio nella sua pancia e pel d’avena. Chi busserà alla mia porta, quando esasperata, al di là del limite e della suprema paura, mi riaddormenterò in vasca, tra vapore di dalie, un bagno di spasmi, e il senno derelitto? Chi rinsanirà la dolce Alice, bassa quanto il Bruco, chi rinvenirà la sua ingenua fantasia, flautata dalle farfalle? Chi la scosserà dai tumulti, e le bombe, e gli sforzi, e la pazzia di giochi con il Gatto e il Cappellaio? Chi la sveglierà dal diafano dormir se dal mostro, Regin di Cuori infranti, posseduta, “la testa perderà”?
E’ il mio corpo che annega in un mare di cera, son cristallo le ossa, muore l’ultima foglia
E’ un drago, non le dona pace. Come il salice, piangente mi distruggo, evanescente, ne esce schiuma.
*
Più di partire non ne vale la pena, io non voglio morire tra i fantasmi di turno, io non voglio sparire tra i fantasmi d’autunno, questa estate già spenta nei tuoi occhi si è spenta
*Again, picture of me.
domenica 22 maggio 2011
Io non lascio traccia
non sento più le mani e l'odio che ti porto
è come fossi d'olio, scivoli addosso
e non mi importa tanto poi di questo fosso
sul ciglio posso stare, senza dover pensare, al rischio di cadere giù...

non ne verrebbe fuori vino rosso
ma solo il tuo pensiero su di me riflesso
arrugginito dentro come un chiodo fisso.
Non ho del sal sulla lingua e non mi aspetto
che piovano parole, tanto qui è il deserto
la voce che si asciuga e resta dentro al petto
e non c'è scritto che si perda per difetto.
che non sai correre
che non sai vivere
che non sai scegliere
che non sai combattere
...tu non sai correre
...tu non sai vivere
...tu non sai scegliere
...tu non sai combattere.
Messaggi di una madre.
“Mamma, ho preso 8 al compito di Inglese. Oggi pranzo e ceno fuori?”
“Così digiuni meglio!”
“Grazie del 'brava' per il voto.”
“Non riesci proprio a capire quanto fa male vederti così! Ieri mi hai proprio distrutta, sono contenta per il voto, ma è tutto sbiadito per me adesso.”
Il mio busto è un involucro di stoffa vellutata, ornato di vernice; il tronco di una quercia strattonato a sinistra dalla Bestia, che ha come iniziale del suo nome l’incisione di una A in maiuscolo, inchiostro sul pizzo del suo abito da Sposa a punto croce.
A destra, dalla Sirena che candida divulga il suo canto di manna. Il mio indissolubile legame con Lei, fa di me una statua esiliata da ella stessa. Una zingara bendata trainata da una cerva in pericolo, la mia Malattia espande i suoi rigetti, farina e Pan di Stelle con amor infornati. Ma io sfodero le armi sul mio calvo torace, sbavando i cadaveri di gesso, dettagli di cotone tamponano l’insopportabile bruciore: residui d’orge di dolore, senza lenirne il male. Nell’ambito d’un notturnar di fenici, volano regali su di noi, coaugulo il mio sangue in pozzo e una spugna ne assorbe fotogrammi e manciate d’insani pensieri.
L’Anoressica che è in me, l'Anoressica che sono mi è Matrigna, Leonessa a cui servire tra gioielli e in tutù lilla e salmone, è pronto in tavola, besciamella come zolfo, cereali cenere sui denti. La Salvezza sperata Madrina. Ma il treno ritarda ed io passeggio sui binari. Allento i miei stracci, purificando le ferite d’argilla, caviglie che barcollano su un paio di scarpette, inclino la colonna vertebrale come anelli senza fede.
“Se mi arrabbio è perché ti voglio bene.”
“Lo so che me ne vuoi, e se piango di nascosto in aula è perché non mi sono indifferenti le tue parole. Se vuoi torno a casa”
“Stai serena e non piangere, prendi un altro bel voto che mi sto abituando agli 8... Ci vediamo all’uscita e poi puoi pranzar fuori.”
Sono spiga di grano sopra di lei, pungo, prudo. Una costola fa male sotto di lei, taccio. Tra i crateri il sublim digiuno mi disintegra, m'impasticco e scontro con banchetti di mirtilli di felicità arpeggiata.
“Guarda che ti picchio fino a ché non sei felice… e ci moriresti.”
E non ti accorgi che son io a scegliere di essere
pioggia sulla neve su quella che già c’è.
(#4 foto: Io, 22 05 11)

